Carenza di Ferro: Cause, Sintomi e Cura

By | 26 Agosto 2016

Il ferro è sicuramente uno degli elementi nutritivi più importanti nella nostra vita. È considerato uno dei microelementi, in quanto contenuto in quantità minime nell’organismo rispetto ad altre sostanze, ma la sua presenza è comunque essenziale per la sopravvivenza: nessun organismo vivente, a parte alcuni batteri in condizioni estreme, può sopravvivere in completa assenza di ferro.

Da qui si capisce perché questo elemento sia così importante nella nostra vita, e perché è opportuno sottoporsi periodicamente a delle comuni analisi ematologiche per capire se ci stiamo avvicinando alla carenza: i valori normali per una donna vanno dai 40 a 150 microgrammi per dl di sangue, mentre per un uomo vanno dai 60 a 160, in funzione di un metabolismo ovviamente differente.

Tuttavia, quando si scende sotto la soglia non dobbiamo ancora preoccuparci, perché l’organismo può sempre attingere dalle riserve di ferro, che si trovano nel fegato, e comunque mette in atto una serie di meccanismi di compensazione, come una struttura leggermente diversa dei globuli rossi e un maggior assorbimento intestinale dalla dieta.

Per questo, bisogna preoccuparsi alla comparsa dei primi sintomi, che evidenziano il fatto che anche i meccanismi di compensazione sono venuti meno e che quindi l’organismo si trova in carenza di ferro, con tutte le problematiche che può avere.

Le cause

Per parlare della carenza di ferro, bisogna prima di tutto, capire quali sono i problemi che possono causarla. Come sempre quando si parla di componenti dell’organismo, in medicina, bisogna considerare il corpo come una vasca da bagno, che deve rimanere sempre allo stesso livello, con un equilibrio tra rubinetto e scarico: se la “vasca” è vuota le cause possono essere solo due: lo scarico è diventato più potente oppure il rubinetto butta meno. Non ci sono altre possibilità.

Per questo motivo, la carenza di ferro può essere dovuta o all’eccessiva eliminazione di questa sostanza o, in alternativa, al diminuito assorbimento: capire quale sia la causa ci permette di risolvere il problema. Andiamo pertanto ad analizzare in maniera più approfondimta ciascuna causa.

Eccessiva eliminazione del ferro

Iniziando dalle cause da eccessiva eliminazione, le possibilità non sono poi moltissime, e comunque sono piuttosto rare. Fondamentalmente un po’ di ferro viene eliminato ogni giorno dall’organismo tramite bile, urina, sudore e desquamazione della pelle; ciò che però causa la maggiore perdita di ferro è la perdita di sangue. 

Questa in alcuni casi è fisiologica, come il sangue mestruale nelle donne, a cui tuttavia il corpo riesce a sopperire; in altri casi può non essere fisiologica, come una ferita, un intervento chirurgico, una donazione di sangue (anche se in questo caso siamo in ambiente controllato, e infatti se c’è poco ferro in partenza non si può donare), che sono cose evidenti, oppure una ferita allo stomaco, la presenza di parassiti ematofagi (vermi intestinali che succhiano il sangue) o ragadi che invece sono molto meno evidenti.

Anche la gravidanza può causare carenza di ferro, perché parte di quello contenuto nel sangue viene fornito al feto, per cui c’è bisogno di un’assunzione quasi doppia in una donna in gravidanza rispetto al resto della vita per compensare questa perdita eccessiva.

Chiaramente, in questa situazione compaiono altri sintomi, perché di pari passo al ferro scompaiono anche i globuli rossi, l’emoglobina e altri componenti ematici; questo significa che una carenza del genere è semplice da diagnosticare (nel caso di una ferita, pensiamo ad un incidente stradale ad esempio, la diagnosi è immediata) perché accompagnata da altri sintomi.

Generalmente si ovvia con delle trasfusioni e con l’eliminazione del problema primario.

 

Minore assorbimento del ferro

Più difficile da comprendere è invece la carenza di ferro dovuta ad un assorbimento minore rispetto al normale. In questo caso la causa è che il ferro viene introdotto in minor quantità all’interno dell’organismo, e le spiegazioni possono essere varie; possiamo assumere il ferro in una forma non assorbibile (potrebbe sembrare assurdo, ma se mangiamo un bullone non aumenteremo il ferro che abbiamo nel sangue), oppure possiamo assumere poco ferro con la dieta, o ancora il nostro organismo potrebbe essere incapace di assorbirlo.

Dobbiamo sapere che il processo di assorbimento del ferro non è affatto una cosa scontata. Infatti, gli atomi di ferro non si trovano mai da soli, ma sono coniugati ad altre sostanze, da cui si possono estrarre più facilmente (carne) o meno facilmente (vegetali).

E non finisce qui: all’interno dei componenti il ferro può essere in due diverse forme assorbibili, che sono il ferro ferrico, o Fe3+, e il ferro ferroso o Fe2+. Le due forme hanno un grado di assorbibilità diversa, in quanto il secondo è molto più semplice da assorbire nell’intestino rispetto al primo, per cui la stessa quantità di ferro contenuta in una pari quantità di fagioli e carne, ad esempio, porterà ad un assorbimento molto differente, che sarà nettamente maggiore nella carne, in cui il ferro è già ferroso perché così si trova nei globuli rossi, che negli spinaci, dove il ferro sarà invece ferrico e sarà l’azione degli acidi gastrici dello stomaco a farlo diventare ferroso.

Da notare che l’acido ascorbico, o vitamina C, è una sostanza che è in grado di far passare il ferro ferrico alla forma di ferro ferroso: questo si trova in grandi quantità nel limone, ed è per questo che condire il cibo con il limone, qualunque esso sia, fa aumentare già in partenza la percentuale di ferro assorbito dall’intestino.

Ovviamente, non tutto dipende dall’alimentazione, ma anche dall’assorbimento intestinale: se infatti l’intestino ha patologie infiammatorie la sua attività di assorbimento verrà meno, così come se il transito degli alimenti dall’intestino è troppo veloce, come in caso di diarrea o eccessiva assunzione di prodotti lassativi, che lasciano meno il cibo a contatto con la mucosa.

 

L’anemia sideropenica da carenza di ferro

La parte del corpo che in assoluto è maggiormente implicata con la carenza di ferro è sicuramente il sangue, perché il ferro è essenziale per la sintesi dei globuli rossi e in particolare di una loro parte, il gruppo eme, che proprio come una calamita attira gli atomi di ossigeno verso il globulo rosso per poi rilasciarle in corrispondenza dei capillari. In mancanza di ferro i gruppi eme non possono essere prodotti, ed arriviamo ai sintomi da carenza di ossigeno per diminuzione del numero di globuli rossi; questa è la definizione di anemia.

Quando si parla di anemia da carenza di ferro, si parla di anemia sideropenica, che è diversa dalle altre anemie proprio per la causa che la contraddistingue. Poiché il ferro è implicato anche in altri processi metabolici dell’organismo, appare chiaro come le conseguenze della carenza di ferro non riguardino solamente il sangue, anche se l’anemia sideropenica descrive perfettamente il quadro della carenza di ferro e, quindi, le due patologie si possono considerare sinonimi.

anemia sideropenica mancanza di ferro

 

I sintomi e la diagnosi

I sintomi dell’anemia sideropenica dipendono dalle funzioni che il ferro ha nell’organismo. Abbiamo già parlato dei problemi dei globuli rossi, ma il ferro si trova anche nella mioglobina, un pigmento che consente la contrazione muscolare, e nei citocromi, enzimi che si trovano nel fegato e che hanno principalmente funzione di detossificazione. Se non lavorano, delle sostanze tossiche gireranno per l’organismo causando alcuni dei sintomi della carenza di ferro (come il mal di testa).

Quando la carenza di ferro inizia, non ce ne accorgiamo perché per prima cosa il corpo fa affidamento sui depositi, che come abbiamo detto si trovano nel fegato. Nella seconda fase abbiamo una progressiva riduzione dei globuli rossi nel sangue, perché il midollo osseo, mancando il ferro, non riesce a produrli alla stessa velocità con cui vengono eliminati. Si tratta comunque di un processo graduale.

Arriva così la fase di anemia sideropenica vera e propria, nella quale compaiono i sintomi tipici della situazione patologica.

Alcuni sintomi sono generici e condivisi con quelli delle altre anemie. Tra questi ci sono:

  • l’affaticamento perché manca l’ossigeno trasportato dai globuli rossi (che sono meno)
  • la tachicardia che è un meccanismo con cui il cuore cerca di compensare alla mancanza di ossigeno (pompa di più)
  • difficoltà respiratoria messa in atto dai polmoni che, pensando sia “colpa loro” la mancanza di ossigeno, cercano di inalarne di più
  • stanchezza muscolare dovuta sia alla riduzione di mioglobina che alla mancanza di ossigeno nei muscoli.

Le mucose inoltre sono pallide, perché ci sono meno globuli rossi a colorarle, e diminuisce anche la tolleranza al freddo, perché è ancora il sangue a scaldare l’organismo.

Questi sintomi, però, sono tipici di tutte le anemie, anche di quelle non dipendenti dal ferro; poi ci sono quelli che invece sono tipici di questa specifica patologia.

Tra queste troviamo alcune delle manifestazioni cerebrali, dovuti ad un sistema di detossificazione del fegato non efficiente a causa della carenza dei citocromi. Generalmente si inizia da una scarsa capacità di concentrazione, per poi proseguire con mal di testa più o meno forti e continuativi, quindi addirittura vertigini e disorientamento. Nei casi prolungati compare anche il picacismo, ovvero l’aver voglia di mangiare cose che normalmente non vorremmo. È un sintomo tipico delle donne in gravidanza, e popolarmente vengono definite “voglie”, che dipendono proprio dalla carenza di ferro.

Se la situazione persiste, si hanno una serie di sintomi dovuti alla mancata nutrizione delle parti del corpo che vengono lasciate indietro per prime, ovvero le parti di copertura. Iniziano quindi a diventare fragili le unghie, quindi si iniziano a perdere i capelli e a perdere anche il rivestimento della lingua, che causa un’infiammazione permanente della bocca.

Teoricamente si può arrivare anche alla morte a causa dei problemi muscolari, ma la relativa semplicità della diagnosi e del trattamento della patologia fortunatamente riescono a scongiurare questa grave conseguenza.

La diagnosi, infatti, è relativamente semplice e può essere fatta con un’analisi ematologica, magari ripetuta, per evidenziare la carenza di ferro, che sarà molto basso nel sangue; questo, unito ai sintomi caratteristici, sarà già abbastanza indicativo da permettere di diagnosticare un’anemia sideropenica. Poi bisogna stabilire le cause del problema, ma la terapia può già essere messa in atto fin da subito, nonostante le cause primarie debbano, in ogni caso, essere necessariamente eliminate.

 

Terapia e prevenzione

carenza di ferro

La terapia per la carenza di ferro è abbastanza semplice, perché questa patologia viene trattata con delle integrazioni.

Le integrazioni possono essere endovenose, e vengono effettuate generalmente in ospedale e nei casi più gravi o cronici, per fornire direttamente nel sangue (quindi evitando tutti i problemi che ci possono essere all’intestino) grandi quantitativi di ferro del quale parte verrà utilizzato istantaneamente dall’organismo, mentre un’altra parte andrà a costituire delle riserve. Generalmente le integrazioni endovenose vengono effettuate ad intervalli regolari per evitare che la carenza grave possa presentarsi di nuovo.

Più semplici sono invece le integrazioni orali, che si basano su pillole contenenti altissime quantità d ferro, nelle quali il ferro è nella forma più semplice da assorbire per l’organismo. Chiaramente questo sistema non funziona, o funziona meno, qualora ci siano problemi intestinali, e allora viene utilizzato solamente nei casi meno gravi e comunque per le terapie continuative, anche qui con lo scopo di evitare che la carenza possa tornare.

Ovviamente la terapia per la carenza di ferro passa anche per le cause vere e proprie di questa situazione: se ci sono dei parassiti, o una neoplasia intestinale, o ancora delle ragadi o delle emorroidi che causano perdite ematiche, queste situazioni vanno risolte con terapie apposite, per risolvere il problema definitivamente.

Per quanto riguarda la prevenzione, per le cause che si possono prevenire (una ferita non si può prevenire) si cerca di agire soprattutto sull’alimentazione.

Bisogna ricordare che gli alimenti di origine animale, escluso il latte e i derivati (che praticamente non hanno ferro), sono più ricchi di ferro rispetto agli alimenti di origine vegetale, e comunque questi ultimi hanno il ferro in una forma difficile da assorbire, a differenza dei primi. Per questo motivo, chi segue una dieta vegetariana o vegana dovrebbe sempre parlare con un nutrizionista che prescriva le dovute integrazioni di ferro che non si hanno a partire dagli alimenti.

Inoltre, nel caso si notino i primi sintomi sopra descritti, anche quelli più semplici, è opportuno rivolgersi a un medico ed effettuare delle analisi ematologiche che facciano capire quanto ferro è presente nel nostro sangue.

Perché la carenza di ferro potrebbe sembrare una cosa da poco, perché è facilmente curabile, ma allo stesso tempo l’OMS stima che sia molto sottodiagnosticata, specialmente nelle forme meno gravi: visti i problemi che si possono avere nel lungo periodo, specialmente per persone già a rischio come le donne in gravidanza, le persone anziane e i bambini, è una situazione che non deve essere sottovalata.